Videosorveglianza e Privacy: Guida Completa agli Adempimenti per Aziende e Privati

In un mondo dove cresce il bisogno di sicurezza, l’installazione di sistemi di videosorveglianza è diventata una pratica comune. Tuttavia, sia che tu agisca come privato cittadino per proteggere la tua abitazione, sia come azienda o ente, è fondamentale rispettare la normativa sulla privacy (GDPR) e le leggi sul lavoro per evitare sanzioni pesanti.

Come spiegato nel mio ultimo video, la protezione dati è fatta di sostanza e non solo di cartelli.

L’Immagine è un Dato Personale

Un punto fermo da cui partire: l’immagine di una persona è a tutti gli effetti un dato personale. Di conseguenza, chiunque installi una telecamera sta effettuando un trattamento di dati e deve sottostare a regole precise. Questo vale per le aziende, per gli enti pubblici e anche per i privati.

Luoghi di lavoro: gli obblighi dello Statuto dei Lavoratori

Se le telecamere vengono installate in un’azienda o in un ente dove sono presenti lavoratori, la normativa sulla privacy si incrocia con l’Art. 4 dello Statuto dei Lavoratori. È severamente vietato il controllo a distanza dell’attività lavorativa.

L’installazione è lecita solo per esigenze organizzative, produttive, per la sicurezza del lavoro o per la tutela del patrimonio aziendale, ma a una condizione imprescindibile:

  • Accordo Sindacale: È necessario un accordo con le rappresentanze sindacali aziendali (RSU/RSA).

  • Autorizzazione dell’Ispettorato: In mancanza di accordo, il datore di lavoro deve richiedere l’autorizzazione all’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) prima di attivare l’impianto.

  • Divieto di controllo: Le immagini non possono mai essere utilizzate per monitorare la produttività dei dipendenti.

Dove posizionare i cartelli: il principio di pre-informativa

Non basta avere un cartello a norma; è essenziale che sia posizionato correttamente. La normativa stabilisce che l’interessato debba essere informato prima di entrare nel raggio d’azione delle telecamere.

  • Agli accessi: I cartelli devono essere collocati in modo che il soggetto capisca di essere ripreso prima di entrare nell’area sorvegliata.

  • Visibilità: Devono essere posti ad un’altezza adeguata e in punti ben visibili (es. cancelli, porte d’accesso).

  • Illuminazione: Devono essere chiaramente leggibili anche nelle ore notturne se l’impianto è attivo.

Dove puntare le telecamere: il divieto di riprendere aree pubbliche

È fondamentale sapere che:

  • Né i privati né le aziende possono orientare le telecamere su spazi pubblici o aree di terzi.

  • Se non è possibile evitare aree pubbliche, è obbligatorio oscurare elettronicamente le zone non di proprietà del titolare.

  • Le telecamere devono essere puntate esclusivamente sull’ingresso o sulla vetrina, evitando di inquadrare la via o i parcheggi pubblici.

La segnaletica: addio ai vecchi cartelli

Un cartello con il solo simbolo della telecamera e il riferimento all’Art. 13 della vecchia legge non è più a norma. Il Garante ha predisposto un modello di informativa breve che deve indicare:

  1. Titolare del trattamento (chi ha installato l’impianto).

  2. Eventuale DPO.

  3. Finalità del trattamento.

  4. Durata della conservazione.

  5. Modalità per esercitare i diritti.

  6. Dove reperire l’informativa estesa.

👉 Clicca qui per scaricare il modello ufficiale del cartello dal sito del Garante Privacy

Tempi di conservazione e la “LIA”

La regola generale suggerisce di limitare la conservazione a 48-72 ore. Per tempi superiori, è obbligatorio documentare analiticamente il motivo. Inoltre, spesso, aziende ed enti dimenticano o non sanno di dover produrre la LIA (Legitimate Interest Assessment): se la base legale è l’interesse legittimo, devi dimostrare di aver bilanciato i tuoi interessi con i diritti delle persone riprese. Senza questo documento, il trattamento è illecito, come ho spiegato in questo short sul mio canale YouTube.


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